UN TACCHINO A LUGANO 4

QUARTO CAPITOLO

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Qualche dato per far chiarezza

Cominciamo ad approfondire la parte più innovativa ed interessante del sistema, quella che più si differisce rispetto a quanto già conosciuto perché inserito nel precedente lavoro e cioè la fase di recupero. Prima di entrare nello specifico della spiegazione della stessa, è opportuno snocciolare qualche dato di modo che ognuno sia autonomamente in grado di valutare, in base alla propria personalissima attitudine al rischio, così come in base ai propri univoci criteri di valutazione, i presupposti su cui è stato creato quanto sta per essere definito. Non si ha certamente la presunzione di giudicare infallibile il lavoro ma si vuole avere la presunzione di poter mettere a disposizione di ogni singolo lettore tutti gli strumenti che possano consentirgli di stimare, in maniera autonoma e senza la minima influenza, quanto gli viene delineato. In merito al lavoro spiegato, ognuno sarà poi in grado di tirare le proprie conclusioni e non sarà tanto importante che siano  negative o positive ma importante è che si sappia su quali basi si è edificato. Se poi eventuali critiche potessero arrivare  a fornire una miglioria di quanto creato, ebbene questa sarebbe la dimostrazione incontestabile che il lavoro prodotto e pubblicato è stato di grande utilità.  Iniziamo quindi con la prima tabella inserita qui sotto e con la spiegazione della stessa.

dati

Questa tabella riporta il prospetto relativo ai test condotti in merito alla prima fase del sistema, con lo stop loss collocato a limite -18. Sono stati analizzati cinque anni e mezzo di permanenze dei casinò indicati; cinque anni e mezzo che, di fatto, equivalgono a sei anni interi visto che Dublinbet, normalmente aperto 24/24, in  6 mesi ha prodotto il numero di boules generate in un anno dagli altri casinò. Si è ritenuto che il campione costituito da questi 6 lotti, ognuno dei quali superiore ai 100.000 spin,  fosse un campione sufficientemente probante poiché la differenza, in termini di resa o di perdita, tra il dato migliore e quello peggiore tra i  6, è talmente risicata che si è certi di avere un quantitativo sufficiente per poter giungere a conclusioni attendibili. Infatti confrontando i due dati più dissimili tra loro e cioè il +303.9 di Berlino 2012 ed il -822.9 di Amburgo 2000 si osserva che in un caso si ha un saldo attivo di 3 pezzi ogni 1000 spin mentre nell’altro si ha, sempre su 1000 spin, un passivo di 6,  decretando quindi una differenza minima e tale da escludere di  potersi imbattere in situazioni profondamente diverse; qualcuno, potrà ribattere che se sul lungo periodo i dati si allineano questo non significa che su stringhe di gioco più corte non ci si possa imbattere in differenze violente. Quest’osservazione è giustissima e condivisa e dovrebbe far riflettere chi ritiene che i test valgano solo se condotti su milioni e milioni di colpi. Indipendentemente da ciò, si specifica che tutte le permanenze  sono state ricavate dal prezioso sito www.laroulette.it cui va il sincero grazie per i contributi ed i contenuti che offre ad ogni appassionato.

Come si nota, si sono analizzati oltre 650.000 colpi che hanno prodotto più di 46.000 partite con una media di durata a partita di poco superiore ai 14 spin (14.3 per la precisione). È importante specificare che tale media è riferita solo alla menzionata prima fase; questo significa che, in valori completi e riferiti sia alla prima fase che a quella di recupero, la media di colpi-partita è assolutamente più alta visto che, com’è ovvio che sia, non tutte le partite si concludono nella prima fase; infatti il 5.7% di queste partite, anziché terminare con un saldo positivo, sfocia in passivo e rende quindi obbligatorio allungare il gioco passando per un tentativo di recupero. Aldilà di questo fatto, i dati della tabella stanno ad indicare che su 17.5 partite, una avrà un saldo passivo e necessiterà di andare al recupero, che tale passivo sarà mediamente di 16.7 pezzi (altri dati, in realtà, spostavano a 16-16.1 tale perdita media) mentre le 16.5 partite vinte comportano una media di vincita di 0.98 pezzi (questo perché l’incidenza dimezzata della tassa sullo zero fa si che in qualche -peraltro rarissimo- caso la partita possa chiudersi con un +0.5 anziché +1).

La tabella sopra riportata ci fornisce  dati che sono  confortanti visto che equivalgono ad avere una prima fase che, di per sé, comporta una perdita di meno di 29 pezzi (28.2) ogni 1000 partite giocate. A proposito di questo dato, devo riferire quanto scritto da un cliente da qualche parte su questo blog, cliente che, in merito al “Lugano”, ipotizzava una fase di recupero basata su una semplice manovra a scaglioni. In quel caso, probabilmente a causa del peso determinato dalla somma dei due fattori negativi quali la disomogeneità nella distribuzione di partite vinte-perse (sempre tutto riferito alla sola prima fase) e il peso della tassa intera, una soluzione di quel tipo avrebbe creato difficoltà; ma qui, con il vantaggio derivato dal poter sfruttare il partager, che non attenua certo la citata disomogeneità ma semplicemente riduce il numero delle partite perse, diminuendo quindi indirettamente il danno del caos, potrebbe essere questa una strada percorribile. Se qualcuno avesse pertanto voglia di studiare una variabile, ecco che vi è già uno spunto su cui cimentarsi.

Si è insistito tanto a livello di studio ed approfondimento dei dati relativi alla prima fase perché si è ritenuto che solo intuendo i limiti oltre i quali fosse impossibile o almeno  difficile andare per la “signora”, si poteva impostare una manovra di recupero efficace e che non arrivasse ad esposizioni eccessive; per questo motivo, dopo aver riscontrato i dati riportati nella tabella precedente, si è andati a verificare le modalità con cui si sono presentati i gruppi di partite vinte, cercando di individuare, nel succedersi di questi gruppi, delle situazioni limite che proprio perché tali, per ognuno dei gruppi stessi non potevano essere ripetitive e, soprattutto, non consecutive relativamente alle varie tipologie di gruppi medesimi.  L’idea così espressa è difficilmente comprensibile ma le successive spiegazioni, unite agli esempi inseriti, certamente renderanno chiaro sia lo studio impostato sia la logica stante dietro il lavoro stesso. Innanzitutto va spiegato che il concetto di modalità riportato qualche riga sopra è da intendersi nell’ottica del pensiero di Marigny; probabilmente in tanti ignorano questo aspetto degli studi e delle strategie suggerite dal matematico francese ed il fatto di non conoscere di per sé non  è certamente una colpa; diviene colpa, e pure grave, nel momento in cui tale ignoranza non suggerisce di astenersi dal giudicare ciò che si ignora, lasciando viceversa nel diritto di esprimere sentenze. Ma questo è altro discorso e soprattutto col Tacchino pertinenze non ne ha…

tabellamodalitàLa tabella riportata qui di fianco serve appunto a spiegare il concetto di modalità accennato sopra; è un passaggio fondamentale per poter comprendere come e perché è stata impostata la fase di recupero che nei prossimi articoli verrà dettagliata. I numeri inseriti nel foglio excel corrispondono alle consecutività di partite vinte nella prima fase del gioco  ed interrotte da una partita persa, cioè da una partita che ha poi determinato l’eventuale passaggio alla fase di recupero. Seguendo la citata tabella abbiamo:

3 partite vinte interrotte da una persa; 2 vinte – 1 persa;   15 vinte -1 persa;  1 vinta-1 persa;  16 vinte-1 persa; 29 vinte- 1 persa; 25 vinte-1 persa; 3 vinte-1 persa; 18 vinte-1 persa; 30 vinte-1 persa e via di seguito…

Inserendo un nuovo termine, filotto, diciamo che abbiamo avuto un filotto da 3, uno da 2, uno da 15, uno da 1 etc. Sono state analizzate 22.987 partite raggruppate in 1533 filotti, il più corto dei quali è stato un filotto da 0 -evento successo ben 116 volte- mentre il più lungo è stato un filotto da 119, avvenuto 2 volte. In pratica, abbiamo visto per 116 volte  una partita persa  ed immediatamente seguita da un’altra persa mentre è capitato di vedere anche 119 partite vinte consecutivamente; un altro dato importante è costituito dal fatto che per 82 volte abbiamo visto filotti superiori a 40 e cioè in 82 situazioni abbiamo avuto oltre 40 partite vinte consecutivamente. La disomogeneità di tali dati, riferiti esclusivamente alla prima fase,  potrebbe far pensare all’impossibilità di trovare qualcosa di interessante mantenendoci in questo ambito; verrebbe infatti da dirsi che non è possibile impostare una strategia laddove ci siano esiti tanto difformi; effettivamente questo aspetto  è stato ciò che ha determinato il ritardo con cui si è arrivati alla definizione del “Tacchino”, definizione che è stata possibile grazie all’osservazione della modalità con cui si sono presentati questi filotti; detto in altre parole, una volta capito fino a che punto può spingersi un evento-limite, si è parimenti capito cosa non può essere prodotto.

2 pensieri su “UN TACCHINO A LUGANO 4

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