UN TACCHINO A LUGANO 8

OTTAVO CAPITOLO

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Impostazioni variabili

 

È stato scritto più di una volta che questo studio non presenta uno schema di gioco da “prendere o lasciare” in maniera rigida; è infatti evidente come siano tante  le variabili da impiegare allo scopo di migliorare i risultati ottenibili. Alcune tra queste sono state sperimentate, qualcuna testata in maniera più profonda, qualche altra solo accennata. La metodologia descritta, con i relativi parametri indicati, è quella che nel produrre utili ha determinato, tra tutte, la migliore stabilità con minor numero di “sofferenze” e minor entità delle esposizioni. Vi è però la convinzione, quasi la certezza, che apportando delle modifiche, magari anche solo leggere, si possa determinare un ulteriore salto di qualità.

In merito alle variazioni  non testate ma che potrebbero forse riservare risultati interessanti, ripeto quanto scritto già in qualche altra parte di questo trattato e cioè che si potrebbe impiegarne una basata su una semplice manovra a scaglioni;  ovviamente occorrerebbe apportare una correzione  allo stop loss non più identificabile in un’esposizione massima (quello che ora corrisponde al -18 e che in precedenza era a -20) quanto piuttosto individuabile nel momento in cui la puntata base diventa superiore a 1;  ed una volta apportata tale modifica, si dovrebbero poi effettuare dei test finalizzati a stabilire la migliore tipologia di scaglioni.

Per quanto riguarda invece cambiamenti meno profondi e meno snaturanti l’impostazione primaria e descritta in queste pagine, due sono gli ambiti in cui è possibile intervenire. Il primo riguarda i filotti, la loro tipologia e la loro frequenza. Lo studio di due tabelle  -una è quella inserita nel quinto capitolo e riportante le assenze massime riscontrate per ogni filotto a partire da quello da 3 e l’altra è quella del capitolo successivo in cui si specificano livelli di recupero e relativo numero di tentativi- può suggerire variabili in grado di rendere più aggressiva o, esatto contrario, più conservativa la condotta di gioco. A questo proposito si vuol fare notare che l’impostazione che è stata data  -i cui risultati sono quelli descritti nello schema che riporta gli esiti di esposizione, puntata e resa e che si trova al cap. 7- per ognuno dei filotti che di volta in volta entrano in gioco,  prevede di andare a ricercarne l’uscita quando questa sia solo di poco  al di sotto di quello che è stato il record di assenze trovato nei test effettuati. Per esempio, per il filotto da 3 si va a cercarne l’uscita entro il terzo tentativo quando la massima assenza riscontrata è stata di 4; lo stesso dicasi per il filotto da 8 per il quale si scommette sull’uscita entro 6 tentativi quando il massimo di assenze è stato di 7; ugualmente per il filotto da 12, ricercato fino ad un ritardo di  8 quando è stato osservato  un ritardo record di 9 e così via… A proposito di ciò, una variabile potrebbe essere quella di impostare la ricerca secondo le massime assenze riscontrate, magari non da subito col filotto da 3, poiché si rischierebbe di elevare troppo la puntata base ma dai successivi, tenendo sempre presente che la maggior lunghezza del filotto ricercato implica una maggior suddivisione dello scoperto- e pertanto il vantaggio di una puntata più bassa- ma anche lo svantaggio determinato da una minor frequenza delle apparizioni del filotto stesso. La presenza di questi due parametri, che ricordano ancora una volta il concetto -abusato perché tremendamente pertinente- della coperta corta che non riesce a coprire in contemporanea le spalle ed i piedi, riduce lo spazio per impostare valide alternative a quanto proposto nei capitoli precedenti, non rendendo agevole tale ricerca. Occorre però tenere presente la già citata arma della modalità con cui si manifestano determinati eventi; infatti ci sono situazioni in cui, se si abbina l’osservazione di come si presentano fenomeni che già di per sé sono definibili come rari ad altre osservazioni riguardanti un contesto più esteso, si può arrivare a determinare cosa la roulette non può fare e da questa determinazione trarre grande vantaggio! Come già scritto, il concetto della modalità è mutuato dallo studio di Marigny ed è tanto curioso quanto inspiegabile che spesso e volentieri ne venga dimenticata l’importanza e l’utilità, a maggior ragione oggi che con un’adeguata programmazione si possono analizzare decine e centinaia di migliaia di colpi… Non è possibile entrare più dettagliatamente nell’argomento perché è talmente vasto che meriterebbe un intero apposito studio; si vuole semplicemente dare un suggerimento, un’idea ed indicare una traccia per una direzione da seguire. È un percorso basato su 2 punti: il primo consiste nell’individuare il fenomeno raro, il secondo è determinato dall’osservazione di come tale fenomeno raro sia inserito in un contesto con caratteristiche ben marcate e delineate; ne scaturirà una situazione la cui ripetibilità è talmente remota da lasciare ampi spazi di sfruttamento.

La seconda modifica che è possibile apportare  a quanto descritto nel dettaglio del 6° capitolo, in realtà, più che una modifica risulta essere un’aggiunta o meglio uno strumento in più. Consiste nell’impiego di una seconda cassa, da affiancare alla prima e che, con una frequenza fissa e predeterminata oppure con una frequenza variabile in funzione dello svolgimento del gioco del momento, attinge pezzi dalla cassa generale rendendo tali pezzi il vero e unico guadagno effettivo. Ipotizziamo di usare una cassa che sia basata su un parametro fisso di aspettativa di guadagno ed ipotizziamo che tale parametro sia finalizzato ad ottenere un pezzo di utile ogni venti colpi;  al colpo 20, al colpo 40, al colpo 60 e via di seguito, toglieremo dalla cassa generale un pezzo e lo trasferiremo alla seconda e nuova cassa; questa operazione va fatta sia che la cassa generale si trovi con un saldo attivo che passivo. Avremo pertanto una cassa che con una frequenza predeterminata ( nell’esempio sopra si aspira ad un guadagno del 5% ma tale parametro può essere variato) si ingrossa perché asporta un pezzo dalla cassa centrale la quale, viceversa, vivrà e subirà le oscillazioni determinate dallo svolgimento del gioco. Il vantaggio derivato dall’applicazione di questa seconda cassa consiste nel fatto che non tutte le partite in cui viene persa la prima fase obbligheranno a ricorrere alla fase di recupero; infatti, poiché il guadagno viene garantito da quanto messo “in sicurezza” nella seconda cassa, qualora una perdita di 16-18 pezzi non fosse sufficiente per far andare in passivo la cassa generale, non servirebbe ricorrere alla fase di recupero, fase di recupero che va ricordato essere l’unico potenziale fattore di rischio. Qualora ci fossero concetti non chiari, un paio di esempi che seguono serviranno certamente a rendere tutto ben comprensibile:

  • Si supponga di essere al colpo 325 e di aver concluso la 36° partita. Tutte le 36 partite sono state vinte. Avremo una cassa generale che presenta un saldo attivo di 20 pezzi e la cassa del guadagno che presenta un saldo di 16 pezzi perché a partire dal colpo n° 20 ha incamerato  1 pezzo asportandolo dalla cassa generale, “rubandone” quindi un totale di 16. La partita successiva, la 37°, termina con la perdita nella prima fase di 15 pezzi e si protrae per 55 colpi, portando il totale degli stessi a 380. La cassa del guadagno è ora a +19 perché, nel frattempo, al colpo 340, al 360 e al 380 ha prelevato un pezzo dalla cassa generale. Tale cassa ha quindi perso globalmente 18 pezzi (i 15 persi nella partita + i 3 travasati nella seconda cassa) portando il suo saldo a +2 che, pur ridotto, è comunque sempre un saldo attivo e che, in quanto tale, rende inutile ogni recupero. La partita dunque viene chiusa in tal modo e così facendo si evitano ulteriori rischi.
  • Si supponga di essere al colpo 208 e di aver concluso 21 partite, tutte vinte. Avremo la cassa del guadagno a +10 grazie al solito prelievo di 1 pezzo ogni 20 colpi e la cassa generale a +11 (dai 21 vinti vanno sottratti i 10 dirottati in cassa guadagno). La partita successiva, la 22°, termina con una perdita di 16 pezzi e dura 53 colpi, portandone il totale a 261. La cassa del guadagno è a +13 e la cassa generale è passata dal precedente +10 ad un passivo di -9 (ha perso 16 pezzi nella partita cui vanno aggiunti i 3 dirottati nell’altra cassa). Saranno quindi questi 9 pezzi di passivo, e non i 16 persi in partita, l’oggetto del nostro seguente tentativo di recupero.

Chiariti con i due esempi gli eventuali dubbi, passiamo ad un’impostazione diversa della gestione delle due casse; in realtà il meccanismo di travaso dei pezzi dalla cassa generale alla cassa del guadagno effettivo rimane sempre il medesimo mentre ciò che cambia è la frequenza con cui avviene questo passaggio di pezzi che, contrariamente a quanto indicato sopra, non sarà più soggetto ad un parametro fisso e predeterminato (un pezzo ogni 20 colpi o ogni 15 o ogni 100 o…)ma seguirà lo sviluppo delle partite. Chi ha anche solo una minima esperienza di gioco sa perfettamente che le fasi favorevoli si alternano a situazioni più difficili, a volte dure e anche durissime; ci sono momenti in cui tutto riesce alla perfezione o quasi ed episodi in cui la roulette sembra prendere in giro il giocatore e non se ne indovina mai una.  Queste situazioni sono molto frequenti e quindi un impostazione delle due casse che possa seguire di pari passo  le varie  situazioni di gioco può risultare più vantaggiosa; verrà quindi impostata una frequenza di passaggio dei pezzi dalla cassa principale a quella del guadagno che sarà conforme al livello di difficoltà delle varie fasi, di modo che nei periodi più favorevoli si possa approfittare ed accantonare più pezzi e, viceversa, nei periodi difficili si possa far diventare inferiore il peso che grava sulla cassa principale. Verrà quindi impostato un accantonamento iniziale con passaggio da cassa principale a cassa guadagno di 1 pezzo ogni 30 colpi. Se al colpo n° 30 si sarà effettivamente vinta 1 partita, tale parametro rimarrà invariato e si andrà avanti con la medesima frequenza di accantonamento ma se le partite vinte saranno superiori ad 1, si stabilirà l’accantonamento successivo non più dopo 30 ma dopo 25 colpi mentre nel caso opposto e cioè nel caso in cui nessuna vittoria fosse arrivata nel 30 colpi, si procederà in maniera contraria portando cioè l’accantonamento successivo ad un’aspettativa di 1 su 35.  Ricapitolando: si parte da un aspettativa media di un pezzo di vincita atteso ogni trenta colpi e sopraggiunto l’ultimo colpo, si regola l’aspettativa di guadagno della partita successiva riducendola od aumentandola di 5 colpi, in funzione di come si è svolta la sessione giocata; se cioè il pezzo vinto è stato in sintonia con quanto ipotizzato, si rimane sulla stessa aspettativa, se non si è vinto alcun pezzo, si allunga  il numero di colpi atteso mentre se si è vinto più di un pezzo, lo si diminuisce. Così facendo, si vedranno oscillazioni anche elevate arrivando a tentare di vincere anche 1 pezzo ogni 10 colpi (si consiglia di non scendere mai sotto tale soglia) e, nei momenti più duri, anche 1 ogni 60 o 80 colpi. Alla fine la media sarà sempre attorno ad un parametro di 1/20 o 1/22 ma il vantaggio sarà dato dal fatto che questa gestione “elastica” creerà meno sofferenza nei periodi duri e permetterà di sfruttare meglio le fasi favorevoli.

Questo è l’ultimo capitolo de “Un tacchino a Lugano”.  Magari qualcuno che s’attendeva la spiegazione di un sistema  che contenesse solo  indicazioni di gioco determinate da uno schema fisso, preciso e rigido è rimasto del tutto o in parte deluso ma, come già scritto in più di un’occasione, ho la speranza (che è quasi una convinzione) che partendo da quanto esposto nel dettaglio ed elaborando i suggerimenti indicati, con l’applicazione e lo studio  qualcuno possa arrivare a creare una macchina se non imbattibile almeno molto difficilmente superabile. A tal proposito mi permetto di rimarcare ancora una volta l’importanza del concetto di modalità perché ho la convinzione che, se impiegato in maniera corretta ed aggiunto a quanto dettagliatamente spiegato, diventi la soluzione definitiva. Da parte mia vi è la promessa di condivisione nel momento in cui lo studio futuro potesse portare a risultati nuovi ed importanti; l’auspicio è che tale collaborazione sia intento comune. Chiudo pertanto con un grazie ed un arrivederci.

Leo Martini Lorenzi

Un pensiero su “UN TACCHINO A LUGANO 8

  1. Ho seguito e scaricato tutti i capitoli di questo lavoro e devo fare complimenti sinceri anche se temo che qualcuno sia rimasto deluso perchè non viene indicata tutta la strada per arrivare ad una soluzione definitiva o comunque vicino alla stessa. Mi sfugge il significato che viene attribuito al concetto di modalità, forse perchè non ho letto nulla di Marigni Ho poi un altro dubbio: non viene indicata nel dettaglio l’impostazione che possa sfruttare questa benedetta modalità perchè non è stata impostata oppure perchè si è voluto tenersela per se stessi?

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